L’incubo nel castello. Kuziba Teatro

Con l’atmosfera onirica di Nel castello di Barbablù, spettacolo fuori concorso della compagnia  pugliese Kuzibasi apre quest’anno In-Box verde, sezione del festival teatrale In-Box dal vivo dedicata al teatro ragazzi. Rivolto ad un pubblico di bambini dai 7 anni in su, lo spettacolo è surreale e perturbante, anche grazie alla proiezione delle video animazioni di Beatrice Mazzone. Queste fanno da sfondo e da intermezzo alla narrazione, portata avanti su un palco spoglio e in penombra, dove una scenografia essenziale viene continuamente manipolata dagli attori:  scenari diversi contribuiscono alla trasformazione degli ambienti creando un’atmosfera di sogno, dove nulla è ciò che sembra. Una scala può divenire una porta o un corridoio e una tavola un letto. Nell’oscurità si muove la figura-ombra di Barbablù, personaggio nominato ancor prima che visto, anticipato dalla madre come una figura sinistra e inquietante, ma allo stesso tempo attraente, come è attraente tutto ciò che è sconosciuto e proibito. Verso questo proibito si muove la Figlia, scegliendo di sposare l’uomo, contravvenendo ai consigli della Madre, costretta a fare i conti con il cambiamento e con il senso di solitudine e smarrimento che esso può portare con sé. La figura di Barbablù si rivela infatti fin da subito un’ombra, coperta dal suo mantello scuro, un’assenza più che una presenza, un divieto anziché una guida. Oltre al cambiamento e alla separazione, un’altra delle tematiche affrontate è quella del tabù, della proibizione aprioristica e assoluta; ancora più assoluta in quanto riguarda il castello, la casa, dunque lo spazio privato e, in qualche modo, si pone come ostacolo alla scoperta totale del proprio sé.

La disobbedienza, la scoperta, non può che turbare e avere conseguenze orribili, il peccato è così grande che la sua macchia non si può lavare: la chiave è sporca di sangue. È visibile a tutti e soprattutto a Barbablù, di ritorno dal suo viaggio, il quale sa che l’unico modo per cancellare una colpa così grande è quello di purificarla attraverso la morte.

Proprio nel momento di massimo apice, quando tutto sembra perduto, la tensione è rotta, contemporaneamente alla quarta parete, da un finale riconciliante, che vede la Giovane Sposa salvata dal Fratello.  Il giovane giunge al castello in groppa ad un cavallo bianco (a uno dei bambini in platea il compito di scoccare la freccia che ucciderà Barbablù) facendo in modo che ai piccoli rimanga un ricordo positivo dell’esperienza, lasciando in loro soprattutto meraviglia. L’adulto, invece,  abbandona il teatro con qualche interrogativo in più e la riflessione sui molteplici piani potenziali di lettura dell’opera. Anche la cornice narrativa dello spettacolo, che racchiude tutta la rappresentazione all’interno del sogno di Bianca,  è sicuramente funzionale ad alleggerire il peso delle tematiche trattate dallo spettacolo stesso – dalle paure più condivise tra i bambini alla violenza di genere – benché non basti a cancellarne la portata.

La platea di bambini, comunque, non sembra troppo turbata, rapita com’è dall’atmosfera, insieme giocosa e sinistra, che domina l’intera opera. Il castello di Barblablù mette i giovani spettatori alla prova: di fronte alla rappresentazione delle paure più ataviche,  la paura del buio, della solitudine, della separazione e dell’ignoto. Queste vengono esorcizzate dalla scherzosità delle due figure di commento, che accompagnano la protagonista durante il viaggio in questo mondo di sogno, rappresentando, fisicamente oltre che simbolicamente, una luce (forse quella della ragione e dell’autocoscienza) che guida nell’oscurità e nella paura.

Alessandra Tonella

Questo articolo è da considerarsi come esercitazione su materiali di lavoro. Frutto del laboratorio di critica teatrale condotto da Andrea Pocosgnich, per Teatro e Critica,  all’interno di In-Box dal vivo 2019

Kuziba Teatro
NEL CASTELLO DI BARBABLÙ
scene Bruno Soriato / videoanimazioni Beatrice Mazzone / disegno luci Tea Primiterra / assistente alla regia Livio Berardi / con il sostegno di Straligut Teatro – Inbox dal Vivo, Sistema Garibaldi, Teatro Crest
con Rossana Farinati, Bruno Soriato, Annabella Tedone
regia e drammaturgia RAFFAELLA GIANCIPOLI

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