Il sogno del pantomimo fra narrazione e riflessione: Bloom e Bleons

Bleons

La seconda giornata di In-Box Verde ci accompagna nel mondo onirico attraverso la pantomima. La mattinata si apre con Bleons/Lenzuola, spettacolo della compagnia Teatro al Quadrato. La scenografia essenziale, composta da due comodini e una testiera da letto, ci fa subito intuire che lo spettacolo si focalizza sul tema della notte e del sonno. Infatti sulla scena compaiono subito Claudio Mariot e Lucia Linda, che rappresentano fratello e sorella, mentre si preparano per andare a dormire. Le figure contrapposte di una lei turbolenta e burlona e di un lui pacato e ordinato emergono in modo divertente, mostrando anche le problematicità di due persone diverse che però sono “costrette” a condividere la camera da letto. Il rapporto fraterno non implica però solo difficoltà, che anzi rimangono una cornice sottile attorno al divertimento, alla tenerezza e al legame inossidabile che unisce i due personaggi tanto nella veglia quanto nel sogno. Infatti la gran parte dello spettacolo è ambientata in un’avventura onirica in cui i due fratelli vivono scorribande per mare, banchettano felici e infine provano la drammatica esperienza della morte. Ogni cambio di situazione implica una mutazione nelle musiche e nelle luci: così a tonalità fioche e bluastre che incorniciano il sonno si alternano lampi improvvisi che accompagnano una tempesta; a musiche più tranquille, pezzi più energici che ritmano i momenti di gioco, con inserti anche celebri come La Traviata di Verdi. L’assenza di voce narrante e di dialoghi riporta l’attenzione sul linguaggio composto dalla mimica e dalla fisicità dei due attori: Bleons/Lenzuola è una vera e propria coreografia continuata in cui ogni passo deve essere coordinato con la musica che, seppur cambiando, rappresenta un tappeto sonoro continuo. Inoltre è da notare l’alto virtuosismo tecnico dei due attori, per esempio quando il fratello sonnambulo corre fra gli oggetti scenici, schivandoli, mentre la sorella dirige i suoi movimenti da lontano, quasi manovrando i fili di una marionetta.

Uno spettacolo ben strutturato, anche se in certi momenti il pubblico giovanissimo mostrava una certa fatica a mantenere l’attenzione. Diversa è stata la reazione a Mr. Bloom, Sognatore Specializzato: nonostante non siano mancate le risate fragorose, anche i più piccoli hanno rispettato il patto scenico, spontaneamente catturati dalla rappresentazione.

Mr. Bloom

Mr. Bloom s’incontra tutti i giorni, nei caffè, al supermercato e al lavoro. Un uomo che i bambini riconoscono nei loro maestri, nei genitori o più probabilmente in tutti gli adulti. Suona la sveglia e un’altra giornata comincia, sempre la stessa che si ripete identica da anni. Mr. Bloom indossa le solite lunghe bretelle nere, la camicia e la giacca in tartan, fantasia che è ripresa anche negli elementi scenografici a porre l’accento sulla monotonia della sua vita. Una voce fuori campo però stravolge le prime impressioni ed esordisce descrivendo questo buffo lavoratore come un «sognatore di tipo compulsivo», introducendoci indirettamente al cuore dello spettacolo: il potere dell’immaginazione. Il linguaggio è la pantomima, sono forti i richiami a Charlie Chaplin e a Jacques Tati e il gesto è così fluido e chiaro che non sente mai la mancanza della parola. Lo spettatore percepisce anche una città, anonima ma riconoscibile in una qualsiasi metropoli trafficata che innervosisce fino all’esaurimento. L’ufficio e le sue mille voci senza volto, un saluto distratto e corale, la misera stanza di Mr. Bloom con i suoi oggetti invisibili ma concreti agli occhi attenti del pubblico: come fuggire dalla routine? La risposta è semplice, alla portata di tutti e non solo dei bambini: l’immaginazione. È questo lo strumento d’evasione che distingue il nostro personaggio dagli altri impiegati. La voce lo guida attraverso le metamorfosi, varie identità che via via assume per sentirsi finalmente importante e protagonista di una storia che non sarà mai la sua. Allora Mr. Bloom diventa un portiere di calcio, un pianista scapestrato e un cuoco pasticcione; aspirazioni mai soddisfatte, sprazzi di fantasia che vengono bruscamente interrotti dal baritonale datore di lavoro che si inalbera fino a licenziare il povero sognatore. E’ qui che si giunge all’acme, quando i movimenti di Antonio Brugnano, attore e autore, si convogliano in una danza lirica e drammatica che si risolve in un tentato suicidio fermato dal famoso brano That’s Amore nella versione di Dean Martin. Uno spettacolo capace di divertire i più piccoli ma anche gli adulti e che descrive poeticamente una situazione che ci fa tornare alla mente due novelle di Pirandello, La Carriola e Il treno ha fischiato, inserendosi però in una contemporaneità che vive ancora più intensamente questo tipo di alienazione.

Camilla Fattore

Questo articolo è da considerarsi come esercitazione su materiali di lavoro. Frutto del laboratorio di critica teatrale condotto da Teatro e Critica  all’interno di In-Box dal vivo 2017

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